Immagina una sera d’inverno.
Immagina una stazione ferroviaria.
Immagina l’atmosfera che avvolge i giorni usati di vacanze natalizie…
e immagina che piova.
Sotto le prime gocce del nuovo anno, il mondo non si ferma.
Viaggiatori di anime con bagagli pieni di sorrisi ed aspettative, s’inoltrano sui binari del futuro.
Sperano in un viaggio comodo.
Confortevole.
Caldo.
Accogliente.
Ma fuori piove.
E il mondo resta immobile.

Il treno dei desideri,
che un tempo si diceva “all’incontrario va“ è in ritardo in questa stazione dell’immobilità.

Guardo fuori dal mio personale finestrino il ritaglio del mio mondo che vuole andare.
Tra frenate,
Inciampi e cadute,
sogni dispersi,
sogni lontani,
sogni che non svaniscono.
Il sogno di chi vuole andare
per non restare fermo e
dire a gran voce e con fermezza
“Io quel treno l’ho comunque preso…
Io quel treno non l’ ho perso.”
Perché fuori piove, sí!
Ma io la pioggia l’amo.
La pioggia
purifica.
La pioggia dà vita…
E così le ferite si chiudono.

Io nn viaggio da sola.
Io viaggio con me.
E con un bagaglio rivolto al futuro,
un bagaglio che sa di nuovo,
mi accomodo sul mio treno.
Non rimpiango le fermate che ho lasciato alle spalle, ma guardo avanti.
Non supplico più nessuno di salire a bordo, ma faccio accomodare in prima fila chi vuole davvero farne parte.
“Scusi è libero questo posto ?”
Sorrido.
Benvenuta vita!

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