Il sole si perde
Finito il suo giro d’arco nel cielo visibile, lascia spazio alla sera.
Quand’ero bambina, chissà perché, al sopraggiungere della sera io piangevo.
Mia madre mi abbracciava e mi diceva “Eccolo qui…il pianto delle otto”
Io non capivo: sentivo solo una marea di tristezza salire dalla pancia verso gli occhi e, potente, trasformarsi in lacrime.
“Da grande sarai una poetessa”, mi dicevi mamma, e mi recitavi García Lorca, A las cinco de la tarde…
Già lo spagnolo nella mia testa a cullare il mio pianto.
Incredibili segni del destino.

Adesso che dopo quarant’anni mi soffermo a pensare alla mia sera, mi ritrovo sopraffatta dalla stessa tristezza.

Ma c’è stato un tempo in cui tu, sera, eri il momento precedente il sogno , quello in cui chiudendo gli occhi ti avrei avuto accanto, solo mio, per sempre nel sogno di restare uniti, fino ad un Alba che avrei però accolto con la carica di chi , in quel sogno, trova energie, e non solo ristoro.

Oggi ti guardo scendere sera
E mi chiedo dov’è la voce di madre a cullarmi bambina?
Dove sei sogno potente infranto nel tempo?

Vieni a me sera.
E dalla pancia salgono lacrime evaporate dagli occhi.

© 2026 Tutti i diritti Riservati

website by Esacor srl